Reggimonti

Tappa 3

Reggimonti, la vita semplice dei tempi andati

Un borgo a mezzacosta, immerso nel verde e affacciato sul mare: fino al dopoguerra, dietro questa bellezza, la vita era scandita dai ritmi rurali e da grandi fatiche. Le memorie di Vera Lagaxio e Mario Bagnasco, entrambi nati nel 1931, raccolte da Claudia Ryan, ci accompagnano nella Reggimonti degli anni Quaranta.

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Prima della strada carrabile

La strada che collegò il borgo a Bonassola e Levanto arrivò soltanto dopo la guerra. Prima ci si spostava a piedi sulle mulattiere; chi possedeva un mulo poteva affidargli le merci. Il cammino per Bonassola attraversava Montaretto e scendeva lungo la valle del torrente che alimentava i mulini.

Al mattino le donne portavano il latte a Bonassola con secchi chiusi sulla testa. Scendevano anche al mare per prendere acqua marina da cui ricavare sale. I bambini che proseguivano gli studi in quarta e quinta elementare percorrevano quel sentiero ogni giorno: non una passeggiata, ma una necessità.

La fontana, cuore della piazzetta

Nessuna casa aveva acqua corrente. Al centro della piazzetta c’era la fontana pubblica: ogni secchio portato a casa serviva per cucinare, lavare i piatti, pulire o lavarsi nella tinozza. Il rifornimento dell’acqua era un lavoro continuo, che rendeva la piazza un luogo di incontro indispensabile.

D’estate i panni si lavavano nelle pozze dei ruscelli. Pensare a quei gesti cambia il nostro sguardo sulla piazzetta di oggi: prima dei fiori e delle panchine, qui si intrecciavano le necessità di tutte le famiglie.

Fotografia d’epoca in bianco e nero della piazzetta di Reggimonti: due case in pietra con il bucato steso, una vasca in pietra, un albero e una persona seduta sugli scalini.
La piazzetta di Reggimonti in una fotografia d’epoca.

Le fasce e la tavola di famiglia

Reggimonti era una comunità di contadini, non di pescatori. Le fasce e i terrazzamenti erano coltivati intensamente: secondo Vera e Mario, i prodotti della terra integrarono le tessere annonarie e permisero al paese di attraversare la guerra senza soffrire la fame.

D’estate si raccoglievano pomodori, fagiolini e zucchine; per l’inverno si conservavano patate, cavoli, fagioli e fave. Pollame, uova e maiali completavano le risorse familiari. A pranzo si mangiavano verdure in umido, la carne era riservata alle feste e la sera arrivava un ricco minestrone: una cucina sobria, sostenuta da molto lavoro.

L’acqua nei campi, giorno e notte

Una vasca nel bosco, a monte del borgo, raccoglieva l’acqua per irrigare. Aprendola si alimentavano piccoli corsi d’acqua; con una zappetta si spostava la terra per chiudere un passaggio e aprirne un altro, dirigendo il flusso verso la fascia successiva.

La rotazione coinvolgeva tutti, a turno, di giorno e di notte. Gli adulti si alzavano all’alba: i campi e la casa richiedevano un impegno incessante. Vera e Mario ricordavano soprattutto quanto fosse dura quella vita, senza trasformarla in un’immagine nostalgica priva di fatica.

Legna e scambi attraverso l’Appennino

La legna dei boschi alimentava cucine economiche, stufe e camini. Bisognava raccoglierla, tagliarla e trasportarla: anche il calore della casa era il risultato di una lunga fatica.

Il borgo non viveva isolato. Si andava sistematicamente fino a Borgotaro, attraversando l’Appennino, con olio e sale da scambiare per farina, grano e castagne. Questi viaggi collegavano la costa e l’entroterra e aiutavano le famiglie a procurarsi ciò che i loro campi non offrivano.

La guerra nei ricordi di Vera e Mario

I bombardamenti alleati colpirono Bonassola con l’obiettivo di distruggere la ferrovia. Nel racconto di Vera e Mario restano gli aerei che scendevano dalla montagna, i boati e la paura. A Pian Pontasco, sopra Reggimonti, ricordavano circa duecento soldati della Wehrmacht con cannoni, che chiedevano patate, ortaggi e olio agli abitanti.

L’articolo riporta anche le violenze fasciste contro i civili e il dramma di due fratelli, Orlando e Bruno. Orlando, renitente, fu catturato, maltrattato e costretto a collaborare; Bruno, partigiano, venne sospettato per la scelta imposta al fratello e fu salvato dall’intervento di un compagno. È una memoria dolorosa di coercizione e sospetto nelle famiglie: la riferiamo come testimonianza raccolta da Ryan, senza aggiungere particolari o estenderla a un giudizio generale su tutta la guerra.

Guardare il borgo con occhi nuovi

Sostando nella piazzetta fiorita, guarda il mare e i carrugi pensando ai secchi d’acqua, ai passi sulle mulattiere e alle mani che curavano le fasce. La bellezza di Reggimonti custodisce anche questa storia quotidiana.

Rendere omaggio a Vera, Mario e agli abitanti di allora significa riconoscerne la dignità, la fatica e la profonda solidarietà comunitaria. La vita era semplice nei mezzi, non facile: ricordarla ci aiuta a rispettare il paesaggio e le persone che lo hanno mantenuto vivo.

Ringraziamenti

Un ringraziamento speciale alla scrittrice Claudia Ryan, che con sensibilità e attenzione ha raccolto le preziose testimonianze di Vera Lagaxio e Mario Bagnasco, contribuendo a conservare la memoria della vita di un tempo a Reggimonti.

La sua testimonianza scritta ci permette di conoscere e tramandare una parte importante della storia del nostro borgo.

Per approfondire, leggi l’articolo originale sul sito di Claudia Ryan.

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